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Sicurezza in Sardegna

«Se qualcosa va storto, cosa fai?» Claudio Serra e la sicurezza nei lavori in quota

Claudio Serra: nei lavori in quota la sicurezza viene prima dell’imbracatura 7 DOMANDE A… | Le voci dell’Osservatorio ANTICADUTA SARDEGNA™ Quando si parla di lavori in quota e rischio di caduta dall’alto , l’attenzione…

Redazione ANTICADUTA SARDEGNA™ ·

«Se qualcosa va storto, cosa fai?» Claudio Serra e la sicurezza nei lavori in quota

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sicurezza viene prima dell’imbracatura

7 DOMANDE A… | Le voci dell’Osservatorio ANTICADUTA SARDEGNA™

Quando si parla di lavori in quota e rischio di caduta dall’alto, l’attenzione finisce spesso sull’imbracatura, sulla linea vita o sul singolo dispositivo di protezione.

Ma siamo sicuri che sia questo il punto da cui partire?

Per Claudio Serra, imprenditore e consulente in materia di salute e sicurezza sul lavoro, la risposta è chiara:

prima del DPI viene l’organizzazione del lavoro.

Con questa intervista inauguriamo “7 domande a…”, uno spazio dell’Osservatorio ANTICADUTA SARDEGNA™ dedicato alle esperienze e alle riflessioni di tecnici, professionisti e operatori che ogni giorno si confrontano concretamente con la prevenzione delle cadute dall’alto.

Non cerchiamo risposte di circostanza.

Vogliamo mettere a confronto esperienze, problemi reali e punti di vista differenti per contribuire alla crescita della cultura della prevenzione in Sardegna.

Oggi ne parliamo con Claudio Serra, amministratore di Sicurezza Servizi Impresa S.r.l.


1. Dopo tanti anni trascorsi nel mondo della sicurezza sul lavoro, qual è l’errore che incontri più frequentemente quando un’azienda deve organizzare un lavoro in quota?

Claudio Serra:

«L’errore più frequente è che i lavori in quota non sono affatto organizzati. Se per organizzazione si pensa a portare i DPI, siamo ben lontani dall’essere organizzati.»

Una risposta che porta immediatamente al cuore del problema.

Disporre di un’imbracatura o di altri DPI non significa, da solo, aver organizzato correttamente un lavoro in quota.

Prima di scegliere un dispositivo occorre comprendere come deve essere svolto il lavoro, quali rischi presenta e quali misure consentono di prevenirli.

È un principio sul quale siamo già tornati nell’approfondimento dell’Osservatorio:

👉 Lavori in quota: imbracatura e linea vita non sono il punto di partenza


2. Quando si parla di rischio di caduta, l’attenzione finisce spesso subito su imbracatura e linea vita. Da dove dovrebbe partire, invece, una corretta valutazione del lavoro da svolgere?

Claudio Serra:

«Ogni lavoro in quota necessita primariamente di una valutazione del rischio specifica: si parte sempre da lì e, conseguentemente, dalle misure di prevenzione e protezione, compresi i DPI adatti al lavoro che si deve effettivamente svolgere.

Togliamo le parti standard — ad esempio l’allestimento di un ponteggio, anche se ci sarebbe da dire anche su questo, vista la creatività con cui viene recepita la legge da molte maestranze.»

Il concetto è fondamentale:

non dovrebbe essere il DPI disponibile a determinare come eseguire il lavoro.

Dovrebbe accadere esattamente il contrario.

Si analizza l’attività da svolgere, si valuta il rischio e si individuano le misure di prevenzione e protezione adeguate.

Solo all’interno di questo processo trova posto anche la scelta degli eventuali DPI anticaduta.

È la stessa impostazione sulla quale nasce ANTICADUTA SARDEGNA™: partire dal rischio da prevenire, non dal prodotto da utilizzare.


3. Quanto conta la scelta del DPI e quanto conta, invece, il modo in cui quel DPI viene concretamente utilizzato dal lavoratore?

Claudio Serra:

«Anche in questo caso posso dire che c’è molta confusione, anche nella scelta dei DPI.

La cosa più intelligente che si possa fare sarebbe lavorare in trattenuta, quindi con DPI che consentano la regolazione dello spazio di sicurezza.

Oggi ti posso dire che il DPI non viene scelto in base al lavoro da fare, ma in base alla disponibilità nella dotazione personale.

La differenza fondamentale tra lavorare in trattenuta e in arresto caduta è che nel secondo caso ammetti la caduta come possibile, nel primo la elimini dalle possibilità.»

È uno dei passaggi centrali dell’intervista.

La domanda da porsi non dovrebbe essere semplicemente:

“Il lavoratore ha l’imbracatura?”

Ma:

“Il sistema utilizzato è realmente adatto a quel lavoro e a quella specifica situazione?”

Perché possedere un DPI, indossarlo e utilizzarlo all’interno di un sistema correttamente valutato e organizzato sono cose profondamente diverse.

Sul tema può essere utile anche:

👉 DPI anticaduta di III categoria: perché non basta consegnare un’imbracatura al lavoratore


4. Formazione e addestramento vengono spesso utilizzati quasi come sinonimi. Nei lavori in quota, qual è secondo te la differenza più importante tra “sapere” e “saper fare”?

Claudio Serra:

«Come sempre, sapere e saper fare devono andare di pari passo, perché il saper fare deriva dal sapere; altrimenti ci stiamo arrangiando con un po’ di intuito e pochissimo buonsenso.

Il ruolo dell’addestratore è anche quello di richiamare i passaggi teorici che sostanziano le scelte pratiche; altrimenti il lavoratore andrà a replicare senza mettersi il dubbio se quella scelta sia la più adeguata in quella determinata situazione.»

È uno dei principi alla base della Scuola Sarda Anticaduta™.

L’obiettivo non può essere soltanto trasferire informazioni o arrivare a un attestato.

Quando si lavora esposti al rischio di caduta occorre costruire competenze reali, capaci di collegare conoscenza teorica, valutazione della situazione e capacità pratica.

Sapere e saper fare devono camminare insieme.


5. Controlli e verifiche dei DPI anticaduta: quali errori o sottovalutazioni incontri più frequentemente nelle aziende?

Claudio Serra:

«Il controllo del DPI dovrebbe essere eseguito prima di ogni utilizzo.

Se parliamo di verifiche, invece, queste dovrebbero quanto meno essere eseguite da una persona competente e formalizzate in un verbale di verifica.

È un momento delicato, dove si analizza tutto il dispositivo con l’intento di scartarlo se non supera la prova e non di promuoverlo a tutti i costi, perché il costo della promozione vale la vita di una persona.»

Una frase che merita di essere evidenziata.

Un DPI anticaduta non è semplicemente un’attrezzatura presente in magazzino.

Le sue condizioni, la compatibilità con gli altri componenti del sistema, le modalità di utilizzo e le verifiche previste devono essere gestite con attenzione.

Lo stesso principio riguarda i sistemi installati sulle coperture: installare non significa poter dimenticare.

Controlli, ispezioni e manutenzione fanno parte della gestione del sistema nel tempo.


6. Guardando alla Sardegna, ritieni che sia cresciuta negli ultimi anni la cultura della prevenzione delle cadute dall’alto? E dove, secondo te, c’è ancora più lavoro da fare?

Claudio Serra:

«Non solo non è cresciuta, ma sono aumentate le opportunità di caduta, considerando le numerose installazioni sulle coperture, impianti fotovoltaici ad esempio.

Il mercato va educato in termini etici prima di tutto, al rispetto delle persone.

Quando vediamo un operatore che si espone al rischio di caduta dobbiamo sempre chiederci perché lo fa.

Ignoranza? Mancanza di tempo? Mancanza di risorse? Superficialità? Improvvisazione?

I comportamenti non sicuri, uniti alle condizioni di lavoro non sicure, aumentano le probabilità di eventi infortunistici gravi e mortali e quindi dovremmo lavorare su entrambi i fronti.»

È probabilmente il passaggio più netto dell’intervista.

E apre una domanda che va ben oltre il singolo corso, la singola imbracatura o la singola linea vita:

Qual è oggi la cultura della prevenzione delle cadute dall’alto in Sardegna?

È proprio una delle domande dalle quali nasce l’Osservatorio ANTICADUTA SARDEGNA™.

Uno spazio che vuole contribuire a mettere in relazione imprese, lavoratori, RSPP, professionisti, tecnici, formatori e committenti, affrontando non soltanto gli obblighi ma soprattutto i problemi concreti della prevenzione.

Ed è anche la logica della Rete Tecnica ANTICADUTA SARDEGNA™: competenze differenti, responsabilità chiare, un obiettivo comune.

Prevenire le cadute dall’alto.


7. Se dovessi dare un solo consiglio a un Datore di Lavoro prima di mandare un lavoratore a svolgere un’attività in quota, quale sarebbe?

La risposta di Claudio Serra è probabilmente la migliore conclusione possibile di questa intervista:

«Se qualcosa va storto cosa fai? Fino a che non hai una risposta a questa domanda meglio rimandare.»

Una domanda semplice.

Ma è anche una domanda che costringe a guardare oltre l’imbracatura, oltre il DPI e oltre l’adempimento formale.

Significa chiedersi, prima di iniziare il lavoro, se l’attività sia stata realmente pensata e organizzata anche rispetto a ciò che potrebbe accadere in caso di emergenza.

Un tema che abbiamo approfondito nell’Osservatorio:

👉 Caduta dall’alto e lavoratore sospeso: perché il recupero va pensato prima


CHI È CLAUDIO SERRA

Claudio Serra è imprenditore e consulente in materia di salute e sicurezza sul lavoro, amministratore di Sicurezza Servizi Impresa S.r.l. – 81 Sicurezza.

Opera nel settore della sicurezza dal 2002, affiancando aziende ed enti nella valutazione dei rischi, negli incarichi di RSPP, nella formazione e nello sviluppo dei sistemi di gestione.

Si occupa inoltre di prevenzione delle cadute dall’alto, con attività di progettazione, fornitura e installazione di sistemi anticaduta, addestramento e verifiche periodiche.

È tecnico competente in acustica ambientale ed esperto di vibrazioni in ambito lavorativo. Ha maturato esperienze in numerosi settori produttivi, tra cui agroalimentare, trasporti, raccolta dei rifiuti, manutenzioni meccaniche ed edili.

Opera in Sardegna, Basilicata ed Emilia-Romagna.

Dal 2026 ha aderito al Consorzio In-safety.

👉 Scopri 81 Sicurezza – Sicurezza Servizi Impresa

Claudio Serra è inoltre uno dei soci fondatori di Sardegna Sicura, network nato dall’unione di realtà sarde attive nella consulenza, formazione e prevenzione in materia di sicurezza sul lavoro.

👉 Scopri Sardegna Sicura


Una voce non basta. Serve un confronto.

Con l’intervista a Claudio Serra inauguriamo “7 domande a…”, una nuova rubrica dell’Osservatorio ANTICADUTA SARDEGNA™.

Non vogliamo costruire un luogo nel quale parla una sola organizzazione.

Vogliamo progressivamente raccogliere esperienze, competenze e punti di vista differenti di chi opera realmente nel mondo della sicurezza sul lavoro e della prevenzione delle cadute dall’alto.

Perché una cultura della sicurezza cresce anche attraverso il confronto.

È la stessa idea che anima la Scuola Sarda Anticaduta™, il polo formativo del progetto ANTICADUTA SARDEGNA™ promosso da 626 School.

Ed è la direzione verso la quale vogliamo continuare a lavorare: creare in Sardegna occasioni di formazione, confronto e collaborazione tra chi si occupa professionalmente di prevenzione delle cadute dall’alto.


Vuoi portare anche la tua esperienza?

Se sei un RSPP, professionista, tecnico, formatore, impresa, installatore o operi professionalmente nel settore della prevenzione delle cadute dall’alto, l’Osservatorio è aperto al confronto.

Puoi inoltre conoscere la Rete Tecnica ANTICADUTA SARDEGNA™ e proporre la tua competenza all’interno del progetto.

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