Caduta dall’alto e lavoratore sospeso: perché il recupero va pensato prima
La linea vita ha funzionato. L’imbracatura ha arrestato la caduta. Il lavoratore è rimasto sospeso. Possiamo dire che il pericolo è finito? No. È proprio qui che inizia una fase dell’emergenza che imprese e lavoratori…
Redazione ANTICADUTA SARDEGNA™ ·


La linea vita ha funzionato. L’imbracatura ha arrestato la caduta. Il lavoratore è rimasto sospeso.
Possiamo dire che il pericolo è finito?
No.
È proprio qui che inizia una fase dell’emergenza che imprese e lavoratori non dovrebbero scoprire per la prima volta dopo una caduta.
Quando si organizzano lavori in quota si parla giustamente di parapetti, linee vita, ancoraggi, imbracature, cordini e sistemi anticaduta.
Ma c’è una domanda che deve essere posta prima di iniziare il lavoro:
se il sistema anticaduta arresta una caduta e il lavoratore rimane sospeso, come viene gestita l’emergenza?
Non basta pensare a come evitare la caduta.
Bisogna valutare anche che cosa può accadere dopo.
Ed è uno dei motivi per cui formazione, addestramento e organizzazione assumono un ruolo centrale nella prevenzione delle cadute dall’alto.
Arrestare una caduta non significa aver concluso l’emergenza
Un sistema individuale di protezione contro le cadute può avere il compito di impedire o arrestare la caduta nelle condizioni per le quali è stato progettato e utilizzato.
Ma se una persona rimane sospesa nell’imbracatura, la situazione deve essere gestita.
INAIL richiama espressamente il rischio da sospensione inerte.
In determinate condizioni, soprattutto in presenza di perdita di conoscenza e immobilità, la sospensione può comportare un rapido peggioramento delle funzioni vitali.
Questo significa che nella valutazione e nell’organizzazione del lavoro non dovremmo fermarci alla domanda:
“Abbiamo una linea vita?”
Dovremmo arrivare almeno a:
“Abbiamo valutato il lavoro, scelto il sistema appropriato, formato e addestrato le persone e organizzato la gestione dell’eventuale emergenza?”
È una differenza enorme.
Prima regola: la priorità rimane prevenire la caduta
Parlare di recupero non deve far dimenticare la gerarchia delle misure di prevenzione.
Nei lavori in quota la scelta delle misure di sicurezza non dovrebbe partire automaticamente dall’imbracatura.
Il D.Lgs. 81/2008 stabilisce principi precisi per la scelta delle attrezzature e delle misure di protezione, attribuendo priorità alle misure di protezione collettiva rispetto a quelle individuali, quando applicabili.
Parapetti, ponteggi e altri sistemi di protezione collettiva devono quindi essere valutati in relazione al lavoro da svolgere.
Quando, sulla base della valutazione del rischio e delle condizioni operative, vengono utilizzati sistemi individuali di protezione contro le cadute, occorre considerarli come parte di un sistema più ampio.
Valutazione → scelta delle misure → sistema anticaduta → procedure → formazione → addestramento → emergenza.
È questa la logica che dovrebbe guidare l'organizzazione.
Per un quadro generale puoi leggere anche:
Lavori in quota in Sardegna: cosa deve fare un’azienda per lavorare in sicurezza
Linea vita e imbracatura: non sono due oggetti indipendenti
Uno degli errori da evitare è ragionare per singoli componenti.
“C’è la linea vita.”
“Abbiamo comprato le imbracature.”
“Gli operatori hanno i cordini.”
La sicurezza non deriva semplicemente dalla presenza di questi elementi.
Occorre verificare che l'intero sistema sia appropriato al lavoro da svolgere e utilizzato secondo le condizioni previste.
Ancoraggio, dispositivo di collegamento, imbracatura, tirante d'aria, possibilità di effetto pendolo, geometria del luogo e modalità operative devono essere considerati nel loro insieme.
Abbiamo approfondito il ruolo della linea vita nell'articolo:
Linea vita: quando serve davvero nei lavori in quota
Ma oggi vogliamo andare oltre.
Perché anche quando il sistema arresta correttamente una caduta, resta da affrontare una domanda:
come viene gestito il lavoratore rimasto sospeso?
Il recupero deve essere pensato prima dell'emergenza
Una situazione di emergenza non è il momento ideale per cominciare a chiedersi:
chi interviene;
come raggiungere il lavoratore;
quali attrezzature sono disponibili;
chi è formato e addestrato;
come attivare i soccorsi;
quali difficoltà presenta quello specifico luogo di lavoro.
Questi aspetti devono essere considerati prima, nell'ambito della valutazione dei rischi e dell'organizzazione delle attività applicabile allo specifico lavoro.
Il sistema di gestione dell'emergenza deve essere coerente con il luogo, il lavoro, le attrezzature utilizzate, le competenze disponibili e gli scenari ragionevolmente prevedibili.
Non esiste quindi una procedura universale da copiare e applicare indistintamente a ogni tetto, copertura o cantiere.
Chiamare i soccorsi è fondamentale. Ma l'organizzazione aziendale non può iniziare da lì.
In caso di emergenza l'attivazione del sistema di soccorso è naturalmente essenziale.
Questo, però, non esonera l'impresa dal valutare preventivamente come organizzare in sicurezza il lavoro e le emergenze prevedibili.
Pensiamo a una copertura industriale, a un tetto difficilmente accessibile o a un lavoratore sospeso in una posizione complessa.
Domande come:
“Da dove possono accedere i soccorritori?”
“Il lavoratore è raggiungibile?”
“Quali ostacoli sono presenti?”
“Quale scenario abbiamo previsto?”
non dovrebbero essere poste per la prima volta dopo l'incidente.
DPI anticaduta di III categoria: l'addestramento conta
Quando vengono utilizzati DPI appartenenti alla terza categoria, il D.Lgs. 81/2008 prevede uno specifico addestramento.
Ed è qui che emerge una distinzione fondamentale.
Informazione non è formazione.
Formazione non è automaticamente addestramento.
Possedere un DPI non significa saperlo utilizzare correttamente.
L'addestramento serve a trasferire sul piano pratico ciò che il lavoratore deve saper fare in relazione alle attrezzature e ai DPI utilizzati.
Nei lavori in quota questa dimensione pratica assume un'importanza evidente.
Un'imbracatura indossata male, un collegamento errato o una procedura non compresa possono compromettere l'efficacia dell'intero sistema.
Ed è proprio da qui che nasce 626 School – Scuola Sarda Anticaduta™
Una linea vita correttamente progettata e installata è importante.
Un DPI adeguato è importante.
Una valutazione dei rischi corretta è indispensabile.
Ma alla fine del sistema c'è sempre una persona che deve sapere cosa fare.
È da questa consapevolezza che nasce 626 School – Scuola Sarda Anticaduta™, il progetto specialistico dedicato alla cultura della prevenzione, alla formazione e all'addestramento nel campo dei lavori in quota e della protezione dalle cadute.
La Scuola mette al centro una visione integrata:
VALUTAZIONE DEL RISCHIO
↓
SISTEMI ANTICADUTA
↓
DPI
↓
PROCEDURE
↓
FORMAZIONE
↓
ADDESTRAMENTO
↓
GESTIONE DELL'EMERGENZA
Perché questi elementi non dovrebbero vivere separatamente.
Una Scuola per imprese, tecnici e professionisti della Sardegna
626 School – Scuola Sarda Anticaduta™ nasce con l'obiettivo di diventare un luogo di formazione specialistica e confronto tecnico rivolto a chi, con ruoli differenti, affronta quotidianamente il rischio di caduta dall'alto.
Imprese.
Datori di lavoro.
RSPP e ASPP.
Coordinatori della sicurezza.
Tecnici.
Professionisti.
Formatori.
Lavoratori e operatori.
Il progetto vuole creare un collegamento tra conoscenza normativa, competenza tecnica e applicazione pratica.
Non soltanto corsi.
Formazione, addestramento, confronto e cultura della prevenzione.
Perché nei lavori in quota conoscere una procedura è importante.
Saperla applicare quando serve lo è ancora di più.
Osservatorio e Scuola: conoscere il problema, imparare a gestirlo
ANTICADUTA SARDEGNA™ sta costruendo due strumenti complementari.
L'OSSERVATORIO
Approfondisce problemi, normativa, norme tecniche, manutenzione, DPI, linee vita, controlli e organizzazione dei lavori in quota.
626 SCHOOL – SCUOLA SARDA ANTICADUTA™
Porta queste conoscenze nella formazione specialistica e nell'addestramento.
È il passaggio:
OSSERVARE → COMPRENDERE → FORMARE → ADDESTRARE → PREVENIRE.
È questa la cultura della sicurezza che vogliamo contribuire a sviluppare in Sardegna.
Una linea vita deve anche essere controllata
La gestione dell'emergenza non deve inoltre farci dimenticare un altro punto essenziale: i sistemi installati devono essere gestiti nel tempo secondo quanto previsto dalla normativa applicabile, dalle istruzioni del fabbricante e dalla documentazione del sistema.
Su questo abbiamo già pubblicato due approfondimenti:
UNI 11578 ritirata: cosa cambia per linee vita e ancoraggi permanenti
e
Linea vita già installata: chi deve controllarla e quando va verificata
Questo ci riporta al principio da cui siamo partiti:
la sicurezza non dipende da un singolo dispositivo.
Dipende dall'organizzazione dell'intero sistema.
10 domande per il Datore di Lavoro
Se nella tua impresa vengono svolti lavori in quota, prova a rispondere a queste domande:
Abbiamo valutato se il lavoro può essere eseguito evitando l'esposizione alla caduta dall'alto?
Sono state considerate prioritariamente le protezioni collettive applicabili?
I sistemi individuali eventualmente utilizzati sono adeguati allo specifico lavoro?
Gli ancoraggi e gli altri componenti sono compatibili con il sistema previsto?
I lavoratori dispongono dei DPI necessari?
I DPI vengono controllati e gestiti correttamente?
I lavoratori hanno ricevuto la formazione prevista?
È stato effettuato l'addestramento quando richiesto?
Sono stati valutati gli scenari di emergenza ragionevolmente prevedibili?
Sappiamo concretamente cosa fare se un lavoratore rimane sospeso dopo una caduta?
Se l'ultima domanda genera silenzio, c'è un aspetto dell'organizzazione che merita di essere approfondito prima di tornare in quota.
Il Datore di Lavoro è parte del sistema di prevenzione
La sicurezza nei lavori in quota non può essere delegata mentalmente al lavoratore che indossa l'imbracatura.
Il Datore di Lavoro mantiene un ruolo centrale nell'organizzazione della prevenzione aziendale: valutazione dei rischi, scelta delle misure, organizzazione, informazione, formazione, addestramento e controllo devono trovare una loro coerenza.
Per questo 626 School affianca le imprese anche nella gestione complessiva della sicurezza attraverso i propri servizi di consulenza per la sicurezza sul lavoro a Cagliari e in Sardegna.
E proprio la crescente responsabilità organizzativa del Datore di Lavoro rende importante anche la sua formazione.
Il nuovo percorso previsto per questa figura è approfondito nella pagina dedicata al Corso obbligatorio per Datore di Lavoro in Sardegna.
Formazione anticaduta in Sardegna: dalla teoria all'addestramento
Con 626 School – Scuola Sarda Anticaduta™ vogliamo sviluppare percorsi dedicati alla prevenzione delle cadute dall'alto, ai DPI anticaduta di III categoria, ai lavori in quota e all'addestramento specialistico.
L'obiettivo non è aggiungere un altro attestato al fascicolo aziendale.
L'obiettivo è aiutare le persone a comprendere:
il rischio → il sistema → il DPI → la procedura → il comportamento corretto.
Perché quando si lavora in quota la formazione deve riuscire ad arrivare fino al gesto operativo.
Non basta impedire la caduta
Una buona organizzazione dei lavori in quota deve cercare innanzitutto di prevenire la caduta.
Quando vengono utilizzati sistemi di arresto caduta, però, occorre considerare anche ciò che può accadere successivamente.
La domanda quindi non è soltanto:
“Il lavoratore è agganciato?”
Ma:
“Abbiamo organizzato tutto ciò che serve perché questo lavoro venga svolto e gestito in sicurezza, anche in caso di emergenza?”
È qui che valutazione, tecnica, organizzazione e formazione si incontrano.
Ed è precisamente lo spazio nel quale vuole operare 626 School – Scuola Sarda Anticaduta™.
Non basta impedire la caduta. Bisogna sapere cosa fare prima, durante e dopo.
FAQ – Cadute dall'alto, sospensione e recupero
Che cos'è la sospensione inerte?
È una condizione nella quale una persona rimane sospesa e immobile nell'imbracatura, per esempio a seguito della perdita di conoscenza. INAIL evidenzia che può determinare un rapido peggioramento delle funzioni vitali in determinate condizioni.
Se l'imbracatura arresta la caduta il lavoratore è al sicuro?
Il sistema può aver svolto correttamente la funzione di arresto della caduta, ma la permanenza in sospensione e le eventuali conseguenze della caduta richiedono la gestione dell'emergenza. L'arresto della caduta non deve quindi essere considerato automaticamente come la conclusione dell'evento.
È necessario prevedere come recuperare un lavoratore sospeso?
La gestione delle emergenze deve essere valutata e organizzata in relazione ai rischi e alle caratteristiche dell'attività. Nei lavori con sistemi anticaduta è quindi necessario considerare anche gli scenari conseguenti a un eventuale arresto della caduta e organizzare le misure appropriate allo specifico contesto.
Basta chiamare il 112?
L'attivazione dei soccorsi è fondamentale quando necessaria, ma non sostituisce la preventiva organizzazione aziendale dell'emergenza. Accessibilità del luogo, caratteristiche del lavoro e scenari prevedibili devono essere considerati prima dell'inizio dell'attività.
Per i DPI anticaduta è necessario l'addestramento?
Per i DPI di terza categoria il D.Lgs. 81/2008 prevede l'addestramento. Questo deve essere coerente con i DPI e le condizioni di impiego previste.
Una linea vita rende automaticamente sicuro un lavoro in quota?
No. La linea vita è un componente del sistema di sicurezza. Occorre valutare il rischio, scegliere le misure di protezione appropriate, verificare compatibilità e condizioni di utilizzo, formare e addestrare i lavoratori quando previsto e organizzare correttamente il lavoro.
Cos'è 626 School – Scuola Sarda Anticaduta™?
È il progetto specialistico di 626 School dedicato alla cultura della prevenzione, alla formazione e all'addestramento nel settore dei lavori in quota, dei DPI anticaduta e dei sistemi di protezione dalle cadute, con particolare riferimento alle esigenze di imprese e professionisti che operano in Sardegna.
Fonti normative e tecniche
D.Lgs. 9 aprile 2008, n. 81 e successive modificazioni, con particolare riferimento alla valutazione dei rischi, all'uso dei DPI, ai lavori in quota e alla gestione delle emergenze.
INAIL, documentazione tecnica relativa ai lavori in quota, ai sistemi di protezione dalle cadute e al rischio da sospensione inerte.
Le procedure operative e di recupero devono essere definite da soggetti competenti sulla base della valutazione dello specifico contesto lavorativo. Questo articolo ha finalità informative e non sostituisce la valutazione dei rischi, la progettazione del sistema anticaduta, le istruzioni dei fabbricanti, la formazione e l'addestramento previsti per il caso concreto.
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