Incidente al Colosseo e lavori in quota: l’analisi dell’Avv. Rolando Dubini
Incidente al Colosseo: perché non basta fermarsi all’errore del lavoratore L’analisi dell’Avv. Rolando Dubini sulla catena della prevenzione nei lavori in quota OSSERVATORIO ANTICADUTA SARDEGNA™ | Normativa e…
Giancarlo D'Andrea ·

Incidente al Colosseo: perché non basta fermarsi all’errore del lavoratore

L’analisi dell’Avv. Rolando Dubini sulla catena della prevenzione nei lavori in quota
OSSERVATORIO ANTICADUTA SARDEGNA™ | Normativa e responsabilità
Quando avviene un grave infortunio sul lavoro, soprattutto quando emerge un comportamento apparentemente errato del lavoratore, c’è il rischio di fermarsi alla domanda più immediata:
“Perché non ha fatto ciò che avrebbe dovuto fare?”
È una domanda legittima.
Ma è sufficiente per comprendere davvero le cause di un infortunio?
Il recente incidente mortale avvenuto all’interno del Colosseo, durante un’attività in quota, ha riaperto una questione fondamentale per chi si occupa professionalmente di salute e sicurezza sul lavoro:
quanto deve spingersi indietro l’analisi di un infortunio?
Nell’Osservatorio ANTICADUTA SARDEGNA™ ci siamo già occupati del caso, concentrandoci sulle caratteristiche dei lavori su fune, sulla formazione e sull’importanza delle procedure specifiche.
Oggi vogliamo aggiungere un ulteriore livello di approfondimento.
Lo facciamo attraverso il contributo dell’Avv. Rolando Dubini, avvocato penalista cassazionista che da molti anni si occupa di salute e sicurezza sul lavoro.
Conosciamo professionalmente l’Avv. Dubini dal 2007 e abbiamo avuto modo, nel corso degli anni, di apprezzarne il contributo allo studio e alla divulgazione della normativa in materia di prevenzione.
Dopo aver letto un suo recente intervento dedicato proprio al caso del Colosseo, gli abbiamo chiesto l’autorizzazione a riproporlo all’interno dell’Osservatorio ANTICADUTA SARDEGNA™.
Lo ringraziamo per aver accolto con grande disponibilità la nostra richiesta.
Quello che segue è il suo contributo.
MORTE SUL LAVORO AL COLOSSEO: NON BASTA L’ERRORE DEL LAVORATORE. VA VERIFICATA L’INTERA CATENA DELLA PREVENZIONE
di Avv. Rolando Dubini
Andrea Moretti aveva 22 anni.
È morto precipitando per circa dieci metri mentre lavorava all’interno del Colosseo alla realizzazione del nuovo impianto di illuminazione.
Secondo le informazioni pubblicate, le immagini delle telecamere mostrerebbero il giovane impegnato nel lavoro in quota senza un collega accanto; la fune non sarebbe stata agganciata e il moschettone non risulterebbe collegato all’anello della parete.
La domanda viene spontanea:
perché non si è agganciato?
È una domanda legittima.
Ma, da sola, è insufficiente.
Perché un infortunio sul lavoro non si ricostruisce partendo e finendo con l’ultimo gesto del lavoratore.
Il cantiere aveva una filiera organizzativa complessa: Ministero della Cultura – Parco archeologico del Colosseo quale committenza dell’intervento, RTI aggiudicatario guidato da I.G. Group con EquattroE, impresa subappaltatrice Moretti Quintilio S.r.l. Tod’s finanziava l’intervento nell’ambito della sponsorizzazione.
Gli indagati, secondo le notizie pubblicate, sono otto e appartengono a diversi livelli della struttura prevenzionistica: responsabili dei lavori, coordinatori per la sicurezza, soggetti dell’organizzazione del Parco/Ministero della cultura, vertice dell’impresa subappaltatrice e preposti.
Essere indagati non significa essere responsabili.
Ed essere titolari di una posizione di garanzia non significa automaticamente aver causato l’infortunio.
Occorrerà individuare, per ciascuno, l’obbligo concretamente gravante, l’eventuale violazione della regola cautelare e il rapporto causale con l’evento.
Ma proprio per questo l’indagine non può fermarsi alla condotta della vittima.
Bisognerà accertare:
come fosse stato pianificato il lavoro in quota;
quali protezioni contro la caduta fossero previste;
se formazione e addestramento fossero adeguati;
che cosa prevedessero POS e PSC;
come fossero stati esercitati coordinamento, verifica e vigilanza;
quale fosse concretamente il ruolo dei preposti.
Anche le notizie sulla qualifica del giovane non sono univoche: alcune fonti lo descrivono come manovale, altre come operaio specializzato o esperto nei lavori in fune.
È un dato che dovrà essere verificato documentalmente.
Il D.Lgs. 81/2008 distribuisce obblighi diversi tra committente, responsabile dei lavori, coordinatori, imprese e preposti proprio perché la prevenzione non può poggiare esclusivamente sulla capacità del singolo lavoratore di non sbagliare.
Ciò non rende irrilevante il suo comportamento.
Significa qualcosa di più preciso:
l’errore individuale è un elemento dell’analisi causale, non necessariamente la sua conclusione.
Avv. Rolando Dubini
Avvocato penalista cassazionista
👉 Leggi l’intervento originale dell’Avv. Rolando Dubini su LinkedIn
Dall’ultimo gesto alla catena della prevenzione
Il contributo dell’Avv. Dubini pone una questione che riteniamo centrale anche per il lavoro dell’Osservatorio ANTICADUTA SARDEGNA™.
Quando vediamo un lavoratore senza un DPI correttamente utilizzato o scopriamo che una procedura non è stata rispettata, è facile concentrare tutta l’attenzione sull’ultimo anello della catena.
Ma la prevenzione comincia molto prima.
Come è stato organizzato il lavoro?
Il rischio era stato correttamente valutato?
Le misure di prevenzione e protezione erano adeguate all’attività da svolgere?
Il lavoratore aveva ricevuto formazione e addestramento adeguati?
Le procedure erano concretamente applicabili?
L’organizzazione verificava che fossero rispettate?
Era stato previsto cosa fare in caso di emergenza?
Sono domande che non anticipano né sostituiscono l’accertamento delle responsabilità nel singolo caso.
Servono però a comprendere una cosa essenziale:
la prevenzione non comincia nel momento in cui il lavoratore indossa l’imbracatura.
Comincia molto prima.
Comincia quando il lavoro viene pensato, valutato e organizzato.
Prima del DPI viene l’organizzazione
È interessante che questo principio emerga anche da un’altra voce che abbiamo recentemente ospitato nell’Osservatorio ANTICADUTA SARDEGNA™.
Nella nostra intervista a Claudio Serra, consulente in materia di salute e sicurezza sul lavoro e amministratore di Sicurezza Servizi Impresa, alla domanda sull’errore più frequente nell’organizzazione di un lavoro in quota la risposta è stata molto chiara:
pensare che organizzare il lavoro significhi semplicemente portare i DPI.
È esattamente il cambio di prospettiva che vogliamo contribuire a sviluppare attraverso ANTICADUTA SARDEGNA™.
Non partire dall’imbracatura.
Non partire dalla linea vita.
Partire dal lavoro che deve essere svolto e dal rischio che deve essere prevenuto.
Per approfondire:
👉 Lavori in quota: imbracatura e linea vita non sono il punto di partenza
Un incidente non deve diventare soltanto una notizia
L’Osservatorio ANTICADUTA SARDEGNA™ nasce anche con questo obiettivo.
Non limitarci a raccontare che un incidente è accaduto.
Provare a trasformare ciò che accade in conoscenza, confronto e cultura della prevenzione, evitando conclusioni premature sulle responsabilità individuali.
Il caso del Colosseo sarà oggetto degli accertamenti delle autorità competenti.
A noi interessa porre una domanda diversa:
che cosa possiamo imparare, come imprese, RSPP, professionisti, tecnici, formatori e lavoratori, prima che un’altra caduta avvenga?
È per questo che l’Osservatorio vuole progressivamente aprirsi alle voci e alle competenze di chi si occupa professionalmente di sicurezza sul lavoro.
L’intervento dell’Avv. Rolando Dubini rappresenta un contributo prezioso a questo confronto.
Perché la prevenzione delle cadute dall’alto non riguarda soltanto dispositivi, norme o attestati.
Riguarda soprattutto il modo nel quale organizziamo il lavoro prima che qualcuno salga in quota.
ANTICADUTA SARDEGNA™
Osservatorio sulla prevenzione delle cadute dall’alto
Un progetto promosso da 626 School – Scuola Sarda Anticaduta™
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